La pittura di Daniela Caraman ha l’inquietudine e la forza
che soltanto una “mano provata” può sentire.
Silvia Pop , 1995, Cluj
L’idea della neve o della schiuma, dalla quale emergono i cavalli, conferisce allo stile un vigore naturale
da cui si dilata l’insieme in un assembleggio equilibrato, quasi edificio di memorie, nel quale si indovinano le ansie;
ed è misura spirituale con archi o porte segrete, linee indeterminate, nel solenne candore , edificato più che dipinto
con maestria di chi rincorre i residui della speranza e li raduna per accendere quel fuoco mistico,
mostrato assiduamente tra i ritratti incompiuti e la flora che assale all’improvviso, superba nel candore.
E dunque neve sovrapposta, mai ghiaccio, la base da cui partono le immagini;
è fascino stilistico, dopo l’Accademia, magnifico tentativo di ridurre all’essenziale il canto degli elementi.
Daniela Caraman sa distillare le urgenze del presente per farne un inno primigenio e l’ipotesi di una certezza che prende forma.
Cosi imprime nello spettatore la magica impronta del pensiero , quello che brilla nella sua unicita',
sebbene si unisca al pensiero universale per programmare il rito ndella concordia...
Il candore ne rivela il fulcro. Il candore e la sintesi.
Emerge dall’insieme un tripudio di emozioni che partono dalle sembianze umane
e culminano sulla tela dove il motivo è l’arte e a determinarlo è il senso dell’estetica.
E' evidente come l’astrattismo possa divenire concretezza nel medesimo istante in cui la bellezza si manifesta.
Maria Teresa Palitta, 2002, Roma
L’occhio ascolta”, disse Claudel comprendendo che si deve percepire aldila delle realita immediati.
Cosa ascolta? “Le voci del silenzio”, rispose Marlaux, sottolineando che si tratta di un senso nascosto,
il quale non si trova li, dove ci prepariamo ad ascoltare.
Da qui inizia la plasticita, da qui inizia Daniela Caraman…
Horatiu Ioan Lascu, 1995, Botosani
"Daniela Caraman non può essere incasellata in una corrente precisa; 
 è astratta, a volte informale, sempre però con un residuo di figuratismo
che consente una più facile lettura delle sue opere.
Il suo intervento sulla tela è materico, con spessori che galvanizzano le immagini, con colori chiari e segni essenziali.
I suoi fiori tendono più a cogliere l’essenza botanica che a descriverne la specie,
i volti sono descritti più per tratti espressivi che nella loro somiglianza al modello,
le forme emergono da un magma indistinto quasi a voler ricordare l’attimo della loro creazione."
Fiorello F Ardizzon, 2001, Roma
In Daniela Caraman tutto è interiore!
Il mondo esterno è solo indicato per ricordare che esiste, ma l’attenzione non è concentrata sull’esistenza,
bensi sull’essenza, sullo spirituale di un particolare che si fa quasi assoluto,
quasi astratto eppure rimane vivo, lottando con l’inmaterialita, salvato a volte dalla cromatica
che crea la serenita nella sofferenza e nella difficoltà della comunicazione.
Fabrizio Orlandi, 2004, Roma
Apprezzo il modernismo della visione, la lontananza dal figurativo,
 il modo nel quale regna sul colore limpido e chiaro;
di solito gli artisti arrivano più tardi a questa maturita',
ma Daniela Caraman ci dona un universo immaginativo
di reale bellezza ed armonia cromatica.
Aurel Dorcu, 1995, Botosani